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Volontà e Destino

Volontà e Destino - Il medico comunica

Volontà e destino L’I Ching come mentore nella vita quotidiana – Carla Fiorentini – Risguardi edizioni 2016

Sì, il libro l’ho scritto io. E ancora sì, spudoratamente mi sto facendo pubblicità. Ma se di solito sono io che racconto un parere, personalissimo, su libri scritti da altri, oggi riporto una recensione sul mio libro che ho trovato su Amazon. Grazie a Massimo Ferrario per il bellissimo, e per me gratificante, parere.

Una breve premessa per aiutare a collocare questo mio commento al bel libro di Carla Fiorentini, 'Volontà e destino', che ha come cuore la lettura, ricca, appassionata e profonda, dell'I Ching.

Da anni subisco il fascino della sapienza orientale. So che i DNA culturali, come i tratti genetici, non si cambiano e che quindi al mio essere occidentale, anche volessi, non posso rinunciare. E del resto la seduzione operata su di me dall'Oriente si è sempre accompagnata ad una ambivalenza verso quel mondo che continuo a considerare sana, perché mi ha sempre evitato di cadere in certe derive modaiole capaci solo di accendere entusiasmi superficiali.

Questo non toglie che resto profondamente convinto che esporsi alla contaminazione seria di altre culture, e in particolare di quelle orientali, sia sempre un antidoto fertile non solo per allargare le conoscenze, ma soprattutto per contenere, se proprio non si riesce a distruggere, quella presunzione autoreferenziale, tipicamente occidentale, che ci porta a pensare di possedere sempre il bandolo della matassa, magari pure da imporre a tutto il resto del mondo.

Insomma, 'sottoporsi' a un po' di Oriente, almeno ogni tanto, come terapia per quell'hybris dell'Occidente sempre più arrembante e incontrollata, mi sembra una pratica fondamentale: obbligatoria, direi, per chi ha ancora certe sensibilità.

La lettura di questo volume va in questa direzione per almeno due ragioni.

La prima è che ci offre una mappa approfondita, chiara e avvincente, frutto di decine di anni di esperienza personale dell'autrice, del Libro dei Mutamenti (l'I Ching, appunto): un libro che costituisce una 'perla' del sapere umano giunta a noi da un passato che risale a circa 5mila anni fa e che tuttora, se 'giustamente' raccolta e 'maneggiata', può darci idee e suggerimenti basilari indispensabili per vivere.

La seconda ragione è che ci stimola a gettare uno sguardo orizzontale, per quanto veloce, tra le culture, per trovare ponti e correlazioni inattese e cogliere, anche nel confronto con la antica sapienza orientale, almeno 'dentro' alcuni tra i modelli considerati oggi più efficaci per orientarci nella complessità, i tratti comuni che meglio possono aiutare l'uomo a crescere in consapevolezza di se stesso.

Da ogni pagina traspare la bussola che dà corpo alla visione di vita di Carla Fiorentini e la pilota nel lavoro di consulenza e coaching svolto con persone e organizzazioni: la convinzione, sempre più rinforzata dalle conseguenze anche spiazzanti del continuo cambiamento a 360 gradi in cui siamo immersi, che è necessario mantenere la barra, per non perdersi, sullo sviluppo dell'individuo-persona; sulle sue potenzialità innate e sulla sua capacità di 'diventare' persona intera, piena e ben relazionata con gli altri e con il mondo, 'non divisa' e non asservita al razionalismo calcolante, all'economicismo rampante e al tecnologismo sempre più mitizzato e considerato salvifico di per sé.

Attivare pensieri, ritrovare domande, dare tempo all'ascolto, cercare dubbi, misurarsi con l'incertezza, contenere le arroganze, accettare la fragilità...

Sono alcune delle modalità di essere che se davvero riscoprissimo nella pratica, e non ci limitassimo a farne spaccio di retorica, ci farebbero ritrovare quella 'potenza' che spesso chi ama l''onnipotenza' confonde con la tanto aborrita 'impotenza' (la quale poi altro non è che l'altra faccia-ombra della medaglia). Dimenticando che solo la 'potenza', capace di tenere insieme l'ossimoro che dà il titolo al libro, può far riscoprire all'uomo il suo spazio di discrezionalità di azione all'interno di quel destino tracciato che lo conduce appunto ad essere ciò che è.

Il volume è impegnativo, ma la dimensione delle oltre 500 pagine non deve spaventare: se c'è interesse al tema, almeno quello minimo che ha spinto ad aprire con curiosità l'introduzione, il coinvolgimento ne consegue quasi in automatico e ci si immerge nei capitoli.

Merito del linguaggio, piano, facile, in qualche modo 'concreto' e sorretto spesso da esempi: la lettura diventa agevole e scorrevole e scompare il timore che il testo sia per iniziati.

La spiegazione dei 64 esagrammi è ampia: si rifà agli scritti più classici, ma vi aggiunge la ricchezza di una competenza costruita sul campo, sempre aperta ad apprendere e migliorare l'interpretazione, e un calore descrittivo che rende bene la metaforicità degli antichi segni-simbolo, aumentandone l'efficacia in chiave di comprensione anche emotiva.

Passaggi da sottolineare e su cui ritornare per chiosare qualche eventuale riflessione non mancano. E poi, molto materiale, più specifico e dettagliato, come appunto la illustrazione profonda e particolareggiata del significato di ogni esagramma, può essere lasciato alla consultazione momentanea, come una fonte che sappiamo esistere e a cui possiamo attingere nel momento del bisogno.

Un ultimo punto da evidenziare è l'approccio complessivo alla materia.

La consapevolezza che si sta maneggiando una tematica pressocché 'sacra', carica di anni e intrisa di genuina antica e profonda sapienza, traspare in ogni riga, sottolineata dal tono attento, rispettoso, mai presuntuoso e sempre dubbioso e problematico: ben lontano insomma dal catechismo rassicurante, e arrogante, di certi ricettari che tanto piacciono ai propagandisti delle 'tecniche' di oggi, magari di origine più o meno americanoide e scopiazzate da oltreoceano.

Del resto, decidere di farsi aiutare dall'I Ching significa essere coscienti che ci si sta affidando più a un'arte che a uno strumento. E che le risposte alle nostre domande (ci rivolgiamo appunto a un libro che ci parla di mutamenti) non possono che essere fluide, mobili, aperte. Non vaghe e sfuggenti, però neppure assolutamente prescrittive. Anzi, vere proprio per questo: come è la vita, dinamica e multiforme, e non la fissità astratta di una formula apodittica, che, allo scopo di rassicurare, uccide ogni vitalità.