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Se il paziente viene accompagnato

Se il paziente viene accompagnato - Il medico comunica

Capita abbastanza spesso che il paziente arrivi accompagnato, dal coniuge, da un genitore o anche da un figlio se è una persona anziana.

Ovviamente, ormai mi dovreste conoscere, non intendo fornire “istruzioni”: ogni medico ha una propria esperienza e proprie modalità per interagire con il paziente. Desidero solo fornire alcuni spunti di riflessione, basati sulle tecniche di comunicazione, dedicati a chi si fosse trovato in difficoltà.

Apparentemente c’è una grande differenza tra un bimbo, un adolescente, accompagnato da un genitore, un adulto che si presenta con il coniuge o un anziano scortato da un figlio.

Certo, le situazioni sono diverse, ma in termini di comunicazione hanno parecchie sfaccettature in comune.

Faccio un passo indietro per raccontarvi che in Svezia durante i colloqui genitori – insegnanti, anche per la scuola primaria, l’insegnante si rivolge sempre allo studente. Il genitore è ovviamente presente e coinvolto, ma lo studente è il protagonista. Il motivo di questa scelta è la responsabilizzazione, fin dai primi anni, dell’andamento scolastico. Il genitore partecipa, supporta, aiuta, educa, ma non assume mai il ruolo dominante. Spetta allo studente, sempre e comunque, studiare, gestire il tempo, essere responsabile. Il sistema, da quello che si legge e che mi hanno raccontato alcuni ex colleghi svedesi, non solo funziona alla grande, ma è anche pienamente soddisfacente sia per lo studente che per i genitori.

Secondo me questo vale anche in ambito salute.

Personalmente ricordo quanto fastidio mi dava, anche da bambina, l’essere trattata da oggetto durante le visite mediche: io venivo visitata, ma il medico parlava esclusivamente con mio padre (poi andò peggio: l’interlocutore era la mia matrigna) fornendo indicazioni e istruzioni.

Credo che il primo passo da fare quando il paziente si presenta accompagnato sia capire il perché. Nei casi in cui il paziente sia un bambino o una persona molto anziana sembra ovvio. E allora bisogna comprendere il rapporto esistente tra il paziente e l’accompagnatore.

Alcuni amici medici mi raccontano le difficoltà che hanno nell’arginare madri ingombranti, figli o coniugi che ingeriscono pesantemente … lo so, caro medico, a volte sei davvero costretto a fare giochi di prestigio.

In termini tecnici una delle variabili principali è se il paziente ha il metaprogramma referente interno o esterno nell’ambito della salute (aspetta: un prossimo post sarà dedicato a questo). In termini pratici se il paziente viene accompagnato perché si affida all’accompagnatore per comprendere meglio, o ricordare la posologia, o essere supportato, il medico dovrebbe rivolgersi ad entrambe e coinvolgere sia il paziente che l’accompagnatore. Ma se il paziente viene accompagnato perché non è riuscito a liberarsi dall’ingombro … io credo che l’accompagnatore possa essere bellamente ignorato (e in alcuni casi anche pregato di uscire per parte della visita).

Cosa ne pensate?