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Salute e burocrazie italiane

Salute e burocrazie italiane - Il medico comunica

Il termine burocrazie è volutamente al plurale! Dovendo, purtroppo, confrontarmi con la burocrazia nell’ambito della salute ne ho viste talmente tante che posso usare solo il plurale!

In questo periodo, purtroppo, ho sperimentato di persona la realtà della burocrazia italiana nell’ambito della salute. È follia pura! Aggravata, nel mio caso, dalla pazza idea di farmi curare in una regione diversa da quella in cui risiedo.

E, per peggiorare la situazione (se mai ce ne fosse stato bisogno!) non ho fatto quello che fanno milioni di italiani, cioè spostarsi da piccole regioni, magari del meridione, per andare nei poli più noti e consolidati. No! Io sono andata dalla Lombardia, dove risiedo, alla Emilia – Romagna (più precisamente Romagna!) da dove provengo, e dove risiede la mia famiglia.

Già questo era sufficiente a sconvolgere i miei interlocutori che poi, comunque, mi chiedevano perché non facevo un ulteriore consulto in qualche prestigiosa clinica universitaria. E qui dovevo confessare che da vent’anni faccio lo screening in una prestigiosa clinica universitaria che, però, all’ultimo controllo non mi aveva visto quei 4 centimetri di tumore che nel piccolo ospedale di provincia hanno identificato immediatamente …

Ma torniamo alla burocrazia.

Da sette mesi trascorro buona parte del mio tempo presso qualche ufficio o in farmacia o in ospedale. Ne ho viste di tutti i colori, e mai esperienza è stata utile come questa, visto il mestiere che mi sono scelta di insegnare le tecniche di comunicazione a medici, farmacisti, operatori sanitari …

A parte qualche caso un po’ speciale, ho incontrato molte persone davvero gentili, e mi preme sfatare il mito che siano gli impiegati burocrati a creare il dramma della burocrazia. In linea di massima gli impiegati cercano di supportare il povero disgraziato che deve districarsi negli infiniti meandri delle burocrazie italiane, ma le regole sono talmente tante e talmente folli che il percorso è drammaticamente pieno di ostacoli.

Un esempio, un po’ banale, ma potrei farne molti altri.

Con un tumore come il mio la legge italiana prevede l’esenzione per almeno cinque anni per tutti gli esami necessari. L’Emilia – Romagna, quando sono andata al CUD, ha dichiarato di non poter inserire l’esenzione nel mio fascicolo poiché sono residente in Lombardia. La Lombardia ha inserito l’esenzione a computer, e ho il libretto che lo dimostra, ma il sistema computerizzato della Lombardia dialoga solo parzialmente (o forse per nulla …) con quello dell’Emilia – Romagna. Così il medico di base a cui sono a carico, qui in Romagna, non vede la mia esenzione … Vi risparmio il resto, ma posso solo dichiarare che la regionalizzazione spinta del sistema sanitario nazionale non ha alcuna utilità per i cittadini, anzi. Ne avevo il sospetto già anni fa, ora ne ho l’assoluta certezza.

Posso solo augurarmi, considerando l’abituale comportamento di alcuni italiani, che la regionalizzazione non sia servita soprattutto per facilitare la distribuzione del sistema di tangenti, ma ne ho il sospetto.