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Salute e bufale: guerra e pace

Salute e bufale: guerra e pace - Il medico comunica

La quantità di bufale sulla salute ha raggiunto livelli altissimi. Che fare?

Sui social ciascuno scrive quello che pensa, quello in cui crede. Poi ci si mettono anche i giornali, spesso più per condizionare l’opinione pubblica che per ignoranza.

E il numero della bufale sulla salute ha raggiunto vette impensabili. Se ogni medico, aiutato da altri seri professionisti, volesse rispondere colpo su colpo si scatenerebbe una guerra senza speranza e senza soluzione.

Non so voi, ma globalmente leggere una lunghissima serie di notizie false o travisate in merito ad un elemento serio come la salute mi dà profondamente fastidio. Il problema più grave, secondo me, non è però in ciò che tutti possiamo leggere ogni giorno, per quanto falso e fastidioso, ma in quello che non sappiamo del nostro specifico paziente, nel rapporto diretto tra medico e paziente.

Guardando, ad esempio, Facebook, possiamo scoprire che i roboanti commenti a favore di qualche fesseria sono fino a dieci volte di più rispetto a quelli che riportano la voce della scienza e della ragione. La scelta diventa personale: sono esperto della materia, rispondo e scateno una guerra o taccio?

In linea di massima, però, non sappiamo a cosa crede il signor Bianchi o la signora Rossi che abbiamo di fronte come paziente in ambulatorio.

Il medico rigido, severo, tranciante, che condanna con orrore ogni convinzione non supportata da evidence based medicine del suo paziente … non saprà mai di cosa si è convinto il paziente.

Nel rapporto medico – paziente è molto meglio evitare sanguinose, per quanto corrette, guerre. Diventa, invece, indispensabile far sì che il paziente si senta a suo agio, si senta libero di dialogare raccontando ciò che pensa, e che fa, per poi stabilire, di volta in volta, come reagire.

Se la convinzione del paziente, oltre che fantasiosa, è dannosa, è indispensabile trovare il tempo, la voglia e la pazienza per fargli cambiare opinione. Se, invece, non fa danni, è inutile combattere.