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Quanto rivelano di noi le nostre parole?

Quanto rivelano di noi le nostre parole? - Il medico comunica

È assolutamente certo: le nostre parole rivelano praticamente tutto di noi.

Le parole che usiamo, il modo in cui costruiamo le frasi, rivelano davvero tutto di noi.

Ciò su cui, invece, riflettiamo raramente è il fatto che se vogliamo modificare noi stessi, il nostro stato d’animo, le nostre abitudini, spesso è sufficiente modificare il modo di parlare.

L’essere umano è costruito con alcuni collegamenti assolutamente inscindibili.

Il primo, che tutti conosciamo e abbiamo sperimentato, è il collegamento tra respiro e stato d’animo.

Se respiriamo in maniera “piena”, calma, rilassata, il nostro stato d’animo si adegua. Respiro e stato d’animo sono, sempre, in sintonia.

Ma anche la verbalizzazione del pensiero funziona nello stesso modo. Spesso più complesso, intricato, ma funziona nello stesso modo.

Pochi giorni fa durante un corso stavo spiegando uno dei meccanismi di elaborazione della mappa del mondo: la distorsione.

Per definizione la distorsione (chiamata anche deformazione) è il collegamento diretto di due elementi che non hanno relazione tra loro, o, per dirla in altro modo, l’integrazione nella mappa del mondo elementi alterati e non giustificati da fatti oggettivi.

Intendiamoci: la distorsione è essenziale e molto positiva, in molti casi.

Pianificare, organizzare, progettare, sono tutte azioni sostenute da meccanismi di distorsione. Se  non fossimo in grado di effettuare distorsioni alla realtà sensoriale non saremmo in grado di immaginarci possibili futuri, e saremmo sempre costretti a vivere qui e ora. Anche la capacità di motivare noi stessi avviene attraverso meccanismi di deformazione, e la stessa tecnica di visualizzazione è resa possibile dalla capacità di deformazione.

Ma, ovviamente, esistono anche distorsioni negative, che ci creano problemi. Uno degli esempi più classici è la frase “quando ti comporti così, mi fai arrabbiare”, ed è l’esempio che ho usato in aula. Sollevando un discreto vespaio.

Perché moltissimi ascoltatori erano convinti che i due fatti fossero a pieno diritto in relazione stretta. Questa frase attribuisce ad un’altra persona il diritto di determinare il proprio stato d’animo.

Basta scindere le due cose: “questo tuo comportamento non mi piace. Io mi arrabbio.”

E il mondo cambia. Il diritto di arrabbiarmi, di decidere il mio stato d’animo, è interamente mio. Sono libera di scegliere se arrabbiarmi o no, se soffrire o no. Non esiste obbligatoriamente una relazione biunivoca tra il comportamento di qualcuno e la mia emozione.

Questa è libertà.