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Nei suoi panni

Nei suoi panni - Il medico comunica

Come e quando il medico dovrebbe mettersi nei panni del paziente?

Ho disquisito spesso di empatia, flessibilità, comprensione del medico verso il paziente.
Qualcuno potrebbe pensare che l’intera visita medica non sia altro che un costante “mettersi nei panni del paziente” da parte del medico.
E qualche medico lo fa, qualche paziente lo sollecita.
Se fosse nei miei panni, dottore, cosa farebbe?
Signora, se fossi nei suoi panni sceglierei questa cura!
Io credo che, nel corso della visita medica, ci siano momenti in cui è opportuno e utile mettersi nei panni del paziente e momenti in cui il medico dovrebbe invece rimanere nei propri panni, e svolgere il proprio ruolo.
Nella fase di anamnesi l’empatia è fondamentale. Ma anche prima dell’anamnesi! Dal momento in cui si accoglie il paziente e fino al momento della visita vera e propria le principali armi a disposizione del medico sono l’empatia, il ricalco, l’ascolto attivo, il rapport.
In questi momenti se il medico è “nei panni del paziente” riesce a fare le domande giuste, a farsi raccontare tutto, a chiarire i dubbi, a scoprire i timori non dichiarati.
La visita è invece il momento del distacco, reso necessario dal fatto che il medico invade la zona territoriale intima del paziente stesso.
Per trasmettere la terapia, invece, l’empatia non serve. Mi spiego meglio: capire il paziente serve per comprendere alcune caratteristiche della terapia da prescrivere, ma non serve per “raccontarla” al paziente.
Perché, come moltissimi studi hanno dimostrato, è necessario indurre il paziente ad essere partecipe delle scelte terapeutiche affinché si senta totalmente responsabile della “cura”. E solo questo induce la massima compliance.