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Medici 8 su 10, insegnanti 4 su 5

Medici 8 su 10, insegnanti 4 su 5 - Il medico comunica
Periodo di indagini e statistiche: in questi giorni vengono pubblicati dati molto interessanti.
Periodo di indagini e statistiche: sarà perché si avvicina fine anno ed è epoca di bilanci, o sarà perché i giornalisti (anche loro!) non ne possono più di ricostruire l’omicidio di Avetrana, ma in questi giorni vengono pubblicati dati molto interessanti.
Otto medici su dieci temono denunce.

Quattro insegnanti su cinque lamentano di sentirsi sotto processo, anziché spalleggiati, dai genitori.
È possibile che questi dati siano lo specchio di un malessere comune?
Lavorando sia con i medici che con gli insegnanti mi è difficile non leggere alcune analogie nella storia, nei comportamenti e nelle conseguenze.
  • Storicamente medici e insegnanti (aggiungerei anche farmacisti e preti) erano portatori di conoscenze pressoché escluse agli altri.
  • Nei nostri archetipi e nelle culture che chiamiamo primitive la medicina, la cultura e la religione erano strettamente legate, e spesso appannaggio di un’unica figura.
  • Nel Medioevo, pur essendo diventate entità separate, erano spesso le uniche persone capaci di leggere e scrivere, quindi comunque diverse dalla popolazione comune.
  • È nel medioevo che l’aspetto farmacologico della medicina si è separata, almeno in parte, dalla figura del medico: infatti la fitoterapia è diventata appannaggio anche femminile, anche se poi bruciate come streghe.
Ed è nel medioevo che la figura del farmacista comincia a seguire una strada diversa da quella del medico, più legata alle problematiche locali e più vicina all’uomo comune.
Sarà anche per questo che il farmacista, oggi, non ha i problemi che hanno medici e insegnanti?
Perdonatemi l’excursus storico: si tratta di considerazioni e non certo di verità!
Sta di fatto che medici e insegnanti sono sempre stati considerati qualcosa di diverso dalle persone normali: godevano la massima fiducia, ma non facevano parte del resto della popolazione.
Oggi leggere e scrivere è patrimonio comune e la cultura, almeno teoricamente, è alla portata di tutti.
Analogamente sappiamo che la salute è un bene prezioso che dobbiamo coltivare in prima persona.
In qualche maniera, talvolta distorta, la popolazione si è avvicinata a medici e insegnanti. E il primo passo del sapere qualcosa diventato il discutere tutto.
Però ai medici e agli insegnanti non è stato insegnato ad avvicinarsi alla popolazione.
La perdita di fiducia negli altri poteva, o potrebbe, essere un passaggio per giungere alla consapevolezza e alla partecipazione. Mentre è diventata solo uno strumento di ingerenza.
Non cedo che l’atteggiamento di difesa assunto da medici e insegnanti in questo periodo sia produttivo, neanche quando la difesa si manifesta con apparenti (e solo apparenti) attacchi contro.
Non serve cercare i colpevoli della situazione.
Credo che quello che serve sia una strategia consapevole e ben studiata di conquista di un ruolo.
Se il medico vuole il ruolo di primo attore nella salute deve capire cosa il paziente chiede davvero.
Io penso che il cittadino desideri aver fiducia nel medico, nella scuola, negli insegnanti, nelle istituzioni. E penso che il medico abbia ampie possibilità di conquistarla, ma dovrebbe giocare d’attacco.