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Il paziente è soddisfatto? Sì, ma costa troppo e sta peggio

Il paziente è soddisfatto? Sì, ma costa troppo e sta peggio - Il medico comunica

Cartabellotta A Il paziente è soddisfatto? Sì, ma costa troppo e sta peggio. Evidence 2012; 4(3): e10000010

Interessante articolo sul concetto di soddisfazione del paziente, conseguenze terapeutiche e ruolo del medico  http://www.evidence.it/articoli/pdf/e1000010.pdf 

la soddisfazione del paziente è una misura inadeguata per valutare la qualità dell’assistenza” afferma il dr. Cartabellotta.

Ed io credo che sia assolutamente vero. Perché in troppi casi la valutazione della soddisfazione del paziente è stata fatta applicando pedissequamente concetti e questionari di custorme satisfaction nati per i beni di largo consumo. È un errore, certo.

Ma l’errore più grave è il costante equivoco che la valutazione debba riguardare “la salute”. Perché dietro a tutto ciò sta l’equivoco che il medico venda salute anziché competenze, professionalità e tempo.

Un equivoco, questo, che ha prodotto danni infiniti a medici e pazienti. Così il paziente ha voce in capitolo sulle scelte terapeutiche anziché esserne reso partecipe: c’è una bella differenza. Così nasce la medicina difensiva, l’abuso dei farmaci, gli esami infiniti, i costi stratosferici.

Reazione medici – paziente non significa “accontentare” il paziente, chiedere cosa vuole, ma capirlo e seguirlo.

Ipotizziamo di avere un bambino di 6-7 anni, e di doverne stabilire l’alimentazione. Possiamo chiedere cosa vuole mangiare, e preparargli una dieta che probabilmente sarà a base di patate fritte, cioccolata, gelato, …

  • Possiamo imporgli una dieta “sana” obbligandolo, pena il digiuno, a mangiare cavolfiori, cipolle  e bistecche ai ferri.
  • Possiamo fare pietose scenate, da minacce a lacrimevoli preghiere.
  • Possiamo anche trovare il modo di spiegargli, con modalità per lui comprensibili, educarlo, scegliere alimenti per lui accettabili e arricchirne man mano numero e quantità.

Faticoso, certo. Ogni bambino fa storia a sé, richiede attenzione, comprensione, empatia, modalità di dialogo. Obiettivo chiaro, definito, inderogabile: il bambino dovrà alimentarsi in maniera sana e imparare a farlo anche quando non è sotto stretto controllo dei suoi educatori. Strategia variabile, in funzione del singolo bambino. Tattiche flessibili e fantasiose, in funzione del momento, dell’occasione, della situazione familiare e personale. Faticoso, ma efficace, perché un bambino educato all’alimentazione, convinto e coinvolto, non sarà un adolescente che mangia schifezze appena può.