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Il medico che vorremmo

Il medico che vorremmo - Il medico comunica

Navigando mi è capitato di leggere un documento della Società italiana di pediatria preventiva e sociale con spunti interessanti

Navigare sul web porta sempre qualche sorpresa. Oggi sono capitata, per caso, nella cartella stampa di un passato congresso della Società italiana di pediatria preventiva e sociale

Nel documento si legge che, da una analisi e una tavola rotonda sull’argomento “il pediatra che vorrei” le famiglie italiane chiedono ai pediatri di famiglia: accoglienza, competenza professionale, organizzazione dell’attività e relazione di cura.

Mi permetto di copiare le definizioni che i pediatri hanno dato alle diverse tematiche:

L’accoglienza è un aspetto fondamentale per iniziare positivamente il rapporto con i genitori del bambino, che inizia una fase di cura e di controlli. Durante il primo incontro il pediatra convenzionato deve fornire le informazioni necessarie sull’organizzazione del proprio studio: quando è concretamente disponibile al telefono per i consulti, gli orari di ricevimento, i compiti che rivestono i propri collaboratori e tutte le altre informazioni che ritiene utile fornire ai genitori.

La competenza professionale è legata naturalmente agli studi che abilitano il medico alla professione e alla specializzazione in pediatria, ma è fondamentale il continuo aggiornamento tramite convegni, corsi, seminari, letture e approfondimenti di tematiche specifiche. Tuttavia i genitori si aspettano dal pediatra un approccio a 360°, quindi una buona preparazione generale, infatti la pediatria è ancora oggi una disciplina dalla visione olistica, ossia completa ed unitaria sul bambino, sulla sua crescita e sulle patologie pediatriche.

L’organizzazione dell’attività tiene conto della situazione e delle modalità del tutto italiane, dove la maggioranza dei pediatri lavora da solo, in studi disseminati sul territorio, con la necessità di essere manager di se stessi in tutta l’organizzazione del lavoro. Diversamente all’estero è più comune trovare medici riuniti in associazioni e organizzati di ambulatori polispecialistici.

Relazione di cura significa capacità comunicativa da parte del medico, che deve essere affabile e rassicurante, in grado non solo di fare diagnosi, ma anche di porsi in modo corretto nei confronti del bambino e della famiglia. La capacità di comunicare bene non è solo una dote personale, ma può essere anche sviluppata attraverso percorsi formativi specifici e seminari di counselling. Una delle caratteristiche insite nella buona comunicazione è l’ascolto, che si traduce in disponibilità, pazienza e simpatia.

Da molte indagini che ho letto, credo che questa richieste riassumano molto bene, con pochi adattamenti, ciò che viene richiesto a tutti i medici.

Grazie, quindi, alla SIPPS per gli spunti, e … che ne dite di pensarci su?