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I comportamenti per dialogare 2° parte

I comportamenti per dialogare 2° parte - Il medico comunica

Continua l’analisi dei comportamenti più utili per un buon dialogo.      

Ogni professione ha le sue peculiarità, e ogni dialogo ha particolari esigenze. Posso immaginare (e, almeno n parte, so dai commenti che sono stati fatti) che molti esprimono dei distinguo tra il comportamento e la situazione:

certo faccio complimenti e apprezzamenti positivi agli altri, ma in ambiente di lavoro mi sembra assurdo. Con i pazienti, poi …”

“nella vita privata vanno bene i compromessi, ma nel lavoro con i pazienti proprio no!”

Concentriamoci su questi due comportamenti.

Fare apprezzamenti o complimenti è sicuramente un comportamento legato al carattere, all’educazione ricevuta, alle abitudini. Il fatto che sia un comportamento auspicabile non significa che debba essere forzato: un complimento falso è peggio che non farne. Ricordate, però, che se vostro marito, o vostra moglie, e i vostri amici sanno bene che non siete abituati a fare complimenti, i vostri pazienti non sono tenuti a conoscere il vostro lato umano. È dimostrato che il modo migliore per insegnare o guidare qualcuno è far leva su aspetti positivi: un premio (di qualunque genere) per qualcosa di ben fatto vale più di cento rimbrotti per un errore. Tenete conto con i figli e con i collaboratori.

E con il paziente? Sono le esigenze umane del paziente quelle che devono guidare il comportamento del medico nel dialogo. L’incoraggiamento va sempre bene. Ma se avete un paziente con stile sociale amabile o espressivo, o un paziente con sistema rappresentazionale prevalentemente visivo, spesso l’incoraggiamento deve trasformarsi in un vero e proprio complimento se volete essere l’elemento guida.

E i compromessi?

Per prima cosa intendiamoci sulla terminologia. Raggiungere un compromesso significa incontrarsi a metà strada. Ciascuno rinuncia a qualcosa, e si ottiene un compromesso.

Io credo che i compromessi servano a poco, sia nella vita  privata che sul lavoro.

Ben diverso è il processo di negoziazione. Nella negoziazione ciascuno abbandona momentaneamente il suo obiettivo e si concentra sulle motivazioni che lo guidano. Attraverso il dialogo e l’empatia comprende poi le motivazioni dell’altro. E alla fine si giunge ad un obiettivo comune, ricostruito sulla base delle motivazioni e dei valori che guidano.

La negoziazione è generalmente più lunga rispetto alla ricerca del compromesso, va in profondità, richiede conoscenza di se stessi e rispetto per gli altri, comprensione, empatia. il vantaggio è che dopo una negoziazione nessuno sente di aver rinunciato a qualcosa: al contrario, ci si sente arricchiti. Quindi ciascuno farà il massimo per raggiungere il nuovo obiettivo comune.

Un altro vantaggio della negoziazione è che, una volta compreso il processo, può quasi essere fatta senza che l’altro ne sia consapevole. In poche parole il medico disposto e capace di comprendere le motivazioni profonde del suo paziente agisce come un negoziatore, quasi senza bisogno di avviare una discussione. Il paziente si sente compreso, guidato, rispettato. E la compliance aumenta.

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