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Empatia e buonismo

Empatia e buonismo - Il medico comunica

In Comunicazione si parla spesso di Empatia, e molti la confondono con una sorta di buonismo

Per gestire situazioni complesse, persone difficili, rischi di conflitti, viene di norma raccomandato l’uso dell’empatia o, per dirla con le modalità dei nativi americani, di indossare i mocassini dell’altro.
E spessissimo l’empatia, la comprensione dell’altro viene confusa con una sorta di buonismo.
È vero che quando realmente comprendiamo l’altra persona siamo in genere meno propensi a condannarla, ma non è questa il motivo per cui viene raccomandata l’empatia.
A volte, e parlo per esperienza diretta, è proprio solo quando ci decidiamo a comprendere, a usare tutta la nostra empatia, che ci rendiamo contro di quanto l’altro ci stia in realtà sfruttando.
È proprio quando guardiamo noi stessi con gli occhi dell’altro che ci accorgiamo che sta approfittando di noi. Ma questa è un’altra storia.
Ciò che voglio confutare è la convinzione errata che l’empatia e la comprensione siano necessariamente accompagnati dal perdono e da una maggiore “bontà” o sottomissione all’altro.
L’empatia ci offre semplicemente una più concreta possibilità di scelta responsabile delle nostre azioni.
Se, dopo aver compreso, desideriamo essere buoni e condiscendenti, lo facciamo a ragion veduta, e siamo in grado di valutarne appieno le conseguenze, per noi stessi e per l’altra persona.
Ma se, dopo aver compreso, desideriamo colpire, o addirittura ferire, siamo in grado di farlo consapevolmente e con maggiore incisività e profondità.
Talvolta per indurre l’altro a “guarire” dobbiamo incidere l’ascesso dei suoi comportamenti errati. Ma per incidere un ascesso, scegliereste mai di farlo andando a caso o cerchereste prima di capire esattamente dov’è l’infezione? E se volete far male a qualcuno, per punirlo o per semplice desiderio, non vorreste prima sapere dove colpire?
Pensate davvero di poter convincere un paziente a seguire le vostre indicazioni semplicemente facendo leva su argomentazioni che, magari, hanno valore per voi, ma potrebbero non averne per il paziente?
Confondere le tecniche e gli strumenti di comunicazione con il loro uso, e con le intenzioni per cui vengono usate, corrisponde a confondere la conoscenza delle lettere dell’alfabeto con la capacità di leggere e scrivere, o addirittura con la capacità di scrivere la Divina Commedia.
L’empatia è una tecnica, il cosa farne spetta, come sempre, solamente a noi.