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E se il paziente non segue le indicazioni?

E se il paziente non segue le indicazioni? - Il medico comunica

Lo so, le variabili sono tante, ed è pressoché impossibile esaminare tutti i casi e tutte le situazioni.

Però, poniamo il caso che il paziente non abbia seguito le indicazioni che avete fornito, siano esse prescrizioni terapeutiche o semplici indicazioni di comportamento. Ipotizziamo che ne siate assolutamente certi, indipendentemente dal motivo per cui lo sapete.

Che fare adesso?

La maggior parte dei miei amici medici ipotizza due reazioni diverse:

  • ripetere con pazienza e dovizia di dettagli, e spesso anche con più forza e incisività, le indicazioni già fornite
  • modificare la prescrizione, sostituendo con farmaci simili o alleggerendo i consigli

I pratica, i due approcci possono essere definiti come approccio direttivo il primo e approccio accondiscendente il secondo.

Peccato che nessuno dei due abbia alte probabilità di successo.

Alla base di una mancata compliance su indicazioni che coinvolgano sia prescrizioni di farmaci sia istruzioni su comportamenti da tenere ci sono due, e due sole ragioni.

  • il paziente non ha capito cosa gli avete detto di fare 
  • il paziente non ha voluto seguire i vostri consigli

In entrambe i casi c’è una disfunzione nella relazione medico paziente che va identificata e “curata” prima di impostare una nuova terapia.

Se il paziente non ha capito cosa gli avete detto potrebbe essere avvenuto un errore di messaggio o un errore di atteggiamento.

Nell’errore di messaggio rientrano problemi di dialogo:

  • linguaggio troppo tecnico
  • istruzioni troppo sintetiche
  • istruzioni troppo veloci, non scritte, dimenticate appena il paziente esce dallo studio medico

Nell’errore di atteggiamento rientrano invece

  • le indicazioni fornite come dogma, senza fornire adeguate motivazioni per cui devono essere seguite
  • un dialogo in modalità guida senza aver effettuato il ricalco

Ma ci sono molti, e legittimi, motivi per cui il paziente può aver scelto di non seguire le vostre istruzioni

  • motivi economici, frequenti al giorno d’oggi, e raramente dichiarati
  • motivi personali, a volte anche molto profondi e talvolta inconsci. Ad esempio il paziente rifiuta inconsciamente di ammettere di essere malato perché questo lo fa sentire vecchio, o inadeguato alle sue responsabilità, o ha vissuto tramite familiari malattie simili e ne è terrorizzato, … L’elenco potrebbe essere lunghissimo, e tuttavia sempre incompleto
  • sfiducia, sia verso il medico ma anche verso la medicina in generale, o addirittura verso se stessi, verso il futuro, verso il destino. Per seguire una terapia bisogna desiderare di combattere la malattia e credere nella possibilità di miglioramento o di guarigione.
  • motivi sociali. Anche questi possono essere infiniti, ma, solo per citarne alcuni, pensate a chi dovrebbe affrontare una dieta rigorosa e questo gli comporterebbe variazioni palesi davanti al capo, ai colleghi, ai clienti, con tutte le conseguenze che potrebbero manifestarsi. (Esistono situazioni, in azienda, in cui una malattia viene ritenuta un buon motivo per bloccare la carriera o per rimuovere una persona dalla posizione che ricopre)

Ci sono numerose tecniche di comunicazione che possono supportarvi nell’indagare sulle motivazioni per cui il paziente non ha seguito la terapia, e solo dopo aver scoperto il perché potete fornire nuove o rinnovate istruzioni.