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Dialogo medico – paziente: cosa scegliere di chiedere?

Dialogo medico – paziente: cosa scegliere di chiedere? - Il medico comunica

Nel dialogo tra medico e paziente di solito sono i parametri tecnici, clinici, che guidano le decisioni del medico su cosa chiedere. Ma è sufficiente?

La relazione medico paziente è guidata dalle competenze cliniche e terapeutiche del medico, ed è lui che stabilisce cosa chiedere al paziente durante l’anamnesi o per verificare l’aderenza alla terapia.

Domande e informazioni da ricevere, e memorizzare, sono indubbiamente guidate da conoscenze cliniche, ma se questo fosse sufficiente forse i programmi di diagnosi computerizzati che molti hanno tentato di realizzare sarebbero più efficaci.

Invece è proprio l’elemento umano, la capacità del medico di interagire con il paziente facendo una specifica domanda, che fa la differenza.

Lo studio della comunicazione offre uno strumento molto semplice per “porre le domande”: il meta-modello. Ma, nella sua semplicità di utilizzo, il metamodello non risolve il problema del “cosa chiedere”.

E anche le tecniche di domande strategiche, capaci di rendere un dialogo molto più efficace, non danno una guida esaustiva sul “cosa chiedere”.

La tecnica che più fornisce indicazioni su “cosa scegliere di approfondire, chiedere, indagare” è l’ascolto attivo, che pone attenzione su vocaboli o concetti espressi con diverso tono di voce o con particolari forme di comunicazione non verbale. Questi segnali indicano, infatti, che dietro alle parole c’è molto di più, e vale la pena indagare.

Da un altro punto di vista, ma sempre legato alle tecniche di comunicazione, suggerisce di indagare tra le generalizzazioni, cancellazioni, distorsioni e presupposizioni.

Le generalizzazioni (espresse con sempre, mai, tutti, nessuno, …) soprattutto se legate alla sintomatologia o alle abitudini di vita del paziente sono spesso indice di timori, informazioni nascoste, situazioni di stress e, se nel contesto del discorso vengono rimarcate con modalità paraverbali diverse rispetto al resto della frase, meritano un’indagine approfondita.

Le cancellazioni sono la soppressione di dettagli, ed è molto frequente che i sintomi vengano espressi in tale forma: mal di schiena, mal di testa, mal di pancia, sono linguisticamente cancellazioni. In linea di massima vengono indagate quelle necessarie per affinare la diagnosi, ma bisogna prestare attenzione a quelle che nascondono informazioni legate alle abitudini di vita perché possono riservare sorprese.

Le distorsioni  (chiamate anche deformazioni) sono (e sembra paradossale) le parti del discorso che possono rivelarsi più utili ai fini della compliance. Infatti manifestano la mappa del mondo del paziente strettamente vicina alle convinzioni, e possono anche essere sfruttate per potenziare l’effetto placebo. Meritano quindi la massima attenzione, ma non sempre vanno indagate ed approfondite, e men che meno smontate.

Le presupposizioni sono tutto ciò che in una frase deve essere vero affinché la stessa abbia senso.

Le presupposizioni sono le convinzioni, le costruzioni mentali, le assunzioni di cui non siamo consapevoli. Possono essere espresse con diverse forme linguistiche, e spesso vengono raccontate in maniera talmente convincente da passare inosservate anche ad un orecchio attento.

Nell’ascolto attivo le presupposizioni possono essere individuate perché il tono della voce è particolarmente sicuro, convinto e convincente, e l’unica emozione evidente è la sicurezza.

La scelta di quali presupposizioni indagare può essere complessa perché alcune di esse sono talmente radicate da richiedere tempi lunghissimi. Dovrebbero quindi essere individuate e, se possibile, usate dal medico per la gestione del paziente.

L’indagine, e magari il tentativo di evidenziarne la parte fallace, va riservata ai casi estremi perché davanti ad un tentativo di smontare una presupposizione il paziente si sente inevitabilmente non capito.