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Come costruire una solida infelicità

Come costruire una solida infelicità - Il medico comunica

Il vero maestro di questo argomento è Paul Watzlawick con il suo libro Istruzioni per rendersi infelici, ma c’è sempre spazio per qualche consiglio in più.

Prima di tutto ricordate che di per sé è un controsenso cercare di rovinarsi la vita e usare l’ironia. Già, perché se volete rovinare la vita a voi stessi, o agli altri, l’ironia è bandita, soprattutto l’autoironia è davvero pericolosa: fa sorridere, induce accettazione, cambiamento, tenerezza, tutte cose dannosissime per chi ha l’obiettivo di vivere male, di essere sempre e profondamente infelice.

Subito dopo l’abolizione dell’ironia e la guerra all’auto-ironia, il miglior consiglio che posso darvi è quello di pretendere dagli altri qualcosa che non può essere realizzato.

Il modello originale è quello della “mamma ebrea”: metodo famoso e portato alla conoscenza di tutti da Moni Ovadia. Però il modello originale può essere sviluppato e rafforzato anche se non siete né mamme né ebree, e può diventare un utile strumento per la vita di tutti i giorni.

Vediamo qualche esempio pratico.

Chiedete ad un amico o ad un familiare di fare qualcosa per voi, ma fate molta attenzione perché deve essere qualcosa di complesso, possibilmente qualcosa che detesta fare o che gli richieda un grande impegno. Che so, ad esempio se siete di Milano potreste chiedere: “Visto che vai a Roma, mi compreresti una bella fiorentina al mercato di Firenze? Ti do l’indirizzo di un negozietto perfetto”.

Chiedendo l’impossibile, avete ottime probabilità che vi dicano di no, ma anche se la risposta fosse positiva potete poi sempre verificare che in realtà ha comprato la bistecca a Trastevere, quindi vi ha ingannato.

Ed ora scatta la fase B, che per avere pieno successo deve essere svolta con due modalità in parallelo.

Da una parte convincetevi che tutto ciò che va storto dal momento del rifiuto in poi è colpa dell’amico. Soffrite di anemia, o di gastrite, perché non avete potuto mangiare la fiorentina e perché vi siete sentiti traditi … Un po’ di fantasia e buona volontà, e ci crederete davvero. Parallelamente rinfacciate costantemente che vi ha rifiutato una cortesia. Anche qui, che diavolo, usate la creatività!

Dichiarate agli amici che soffrite perché l’amico vi ha tradito, abbandonato, ma accuratamente senza specificare nei dettagli cosa avevate chiesto.

In breve avrete scatenato una tale tensione e un tale bailamme di pettegolezzi, rancori e sofferenze che sicuramente vi coinvolgerà.

Un altro metodo, leggermente più complicato, ma altrettanto efficace è quello di creare un circuito di ghettizzazione. Il punto di origine è la propria insicurezza (chi non ne ha?).

Chi si sente insicuro ha svariate possibilità:

  • dare comunque il meglio di sé, consapevolmente, e imparare qualcosa ogni giorno (funziona, ma rende le persone più felici, quindi ve lo sconsiglio!)
  • Accettare i propri limiti, e rimanere nella aree di confort (limita, alla lunga aumenta insicurezza e infelicità, ma è un processo lungo)
  • Abbattere gli altri in maniera aggressiva (ma di solito prima o poi qualcuno reagisce, quindi è pericoloso)
  • Ghettizzare gli altri.

Il gioco consiste nel trovare qualcosa in cui volete eccellere, volete essere considerati il meglio del meglio. Attenti, perché se siete davvero bravi gli altri ve lo riconosceranno, quindi non vale. Deve essere qualcosa in cui vi si riconosce competenza, ma non siete ritenuti “i capi”.

A questo punto cominciate il processo, con pazienza e costanza. Trovate per ciascuno dei vostri colleghi una caratteristica per la quale gli riconoscete che ne sa più di voi. Attenzione, però, l’esempio vale solo se siete medici di base: per gli specialisti dovete essere un po’ più raffinati.

Poniamo il caso che vogliate essere considerati i migliori nel trattare le patologie dermatologiche. Ora potete cominciare a dire che vi inchinate a Giuseppe per le competenze sulle problematiche polmonari, ad Elena per la capacità di relazionarsi con il paziente, a Laura per come tratta con i familiari … Sottolineate bene l’argomento per cui vi inchinate: dovete essere abilmente convincenti e un po’ melliflui, lasciare il discorso in sospeso.

Il termine ghettizzazione viene proprio da qui: riconoscere una, ed una sola, capacità ad una persona, in modo che venga ghettizzata in un recinto abilmente costruito da voi. Dopo un po’ potete anche completare le frasi: Certo, mi inchino a Giuseppe quando si parla di polmoni, sono io il primo ad inchinarmi, ma se parliamo di dermatologia …

Pochi avranno il coraggio di opporsi, perché negarvi quello spazio che vi siete scelti significa andare alla rissa, ma in breve molti vi eviteranno, e potrete così essere un bel po’ più infelici di prima, ma con la soddisfazione che avrete reso infelici anche gli altri, perché è davvero difficile uscire la una ghettizzazione ben costruita.

Per ora mi fermo qui, ma state tranquilli: ci sono altri metodi infallibile per rovinarsi la vita!