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Capire o spiegarsi?

Capire o spiegarsi? - Il medico comunica

Di solito, che modalità usate: Hai capito? o Mi sono spiegato?

Ricordo che, da bambina, la maestra insisteva molto sull’uso della domanda Mi sono spiegata? invece che chiedere Hai capito?

Mi sembrava una vera fissazione, ma era condivisa, come concetto base, anche da mio padre, quindi poco a poco ho acquisito e fatto mio questo modo di esprimermi.

Però … a volte mio padre urlava Hai capito?, mentre di solito chiedeva con voce normale se si era spiegato, e confesso che l’urlo era più frequente della domanda.

Chiedere Mi son spiegata? era ormai diventata, per me, un’abitudine consolidata quando ho cominciato prima a sentirmi infastidita da chi, invece, chiedeva Hai capito? e, poi, mi sono domandata se c’era realmente una differenza sostanziale tra le due espressioni.

Poco a poco ho studiato e compreso l’importanza e il ruolo delle parole e come, al di là delle abitudini, le parole esprimono il modo di sentire, le nostre emozioni, ma forgiano anche i nostri sentimenti.

La differenza tra le due espressioni c’è, ed è profonda e, contrariamente a quanto pensavo, non è solo una questione di “bei modi” o “buona educazione”.

Chiedere a qualcuno se ha capito implica che sia l’ascoltatore colui che deve fare uno sforzo, che deve sobbarcarsi la fatica di capire e, ovviamente, se non capisce è in torto.

Viceversa chiedere se ci si è spigati presuppone che sia chi parla che mette tutto l’impegno e, se non riesce a spiegarsi, riprova, con parole e modalità diverse.

C’è davvero differenza, e forse non è un caso se quasi tutti i genitori urlanti chiedono ai figli se hanno capito, e neanche se oggi la modalità in assoluto più comune di espressione sia Hai capito?, mentre il debole Mi sono spiegato? è diventato una rarità.

Molti vogliono essere capiti e, soprattutto, avere ragione (perché se hai capito non puoi, poi, avere un’opinione diversa) e pochi desiderano fare la fatica di spiegarsi, lasciando anche, in qualche misura, il controllo della situazione.

E non mi resta che auspicarmi che ogni medico desideri spiegarsi, che ogni docente continui a insegnare come esprimersi, e che nessuno di coloro che hanno potere sulle persone, a partire da genitori, medici e insegnanti, chieda mai all’ascoltatore se ha capito, ma solo se si sono spiegati.