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Cadono le foglie

Cadono le foglie - Il medico comunica

Riflessioni, a ruota libera

Hanno assegnato il premio Nobel per la medicina agli scopritori del ritmo circadiano. Questa frase è comparsa, più o meno così, come titolo di molti giornali. La cosa mi fa sorridere, e nel contempo mi affascina.

Sorrido perché non è certo il ritmo circadiano quello che è stato scoperto: provate a fare un salto nei secoli passati e scoprirete che, anche se forse non veniva definito ritmo circadiano, era il flusso che tutti seguivano nel loro quotidiano. Non il ritmo, dunque, ma il complesso meccanismo che regola i ritmi biologici degli esseri viventi. Ed è questo che mi affascina: con questa, e molte altre, scoperte, la neurofisiologia sta indagando e confermando molte affermazioni che ci giungono, attraverso i secoli, da saggezze antiche.

Per quanto riguarda me e il mio lavoro, da mesi mi sto dibattendo in preda al desiderio e al dubbio. Desiderio di avviare un progetto importante (importante per me, ovviamente) su cui in realtà sto già lavorando, ma che ancora non vede la luce. Dubbi perché so bene che questo progetto richiede, e richiederà, molto tempo, attenzioni e investimenti, e per seguirlo dovrò fare delle scelte rispetto ad altre cose su cui lavoro da anni.

È in questo clima che mi imbatto in un articolo che racconta come, in questo periodo dell’anno, cadono le foglie e la natura, apparentemente, si spoglia, ma solo perché questo passaggio è indispensabile affinché ci sia, poi, il risveglio della primavera.

L'albero lascia cadere le foglie ormai secche per fare spazio alle nuove.

Certo: non è una scoperta rivoluzionaria, e tutti coloro che, in qualche veste, si occupano di cambiamento ribadiscono costantemente l’importanza di lasciar andare il vecchio per far posto al nuovo.

Lasciar andare, o eliminare con la volontà e la scelta, fare ordine, creare spazio.

Per un quasi accumulatore seriale come me è decisamente più facile scriverlo che mettere in pratica!

Il mio modo di fare ordine è generalmente quello di spostare le cose, e la mia modalità di fare spazio, ad esempio nell’armadio, comprende l’uso dei sacchetti sotto vuoto dove mettere le cose che non uso più. Il buttar via … ecco … è lontano da me più della più lontana galassia.

Eppure va fatto, non è più procrastinabile, nemmeno con il consueto pensiero “e se poi mi serve?”