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Allarme burnout in sanità

Allarme burnout in sanità - Il medico comunica

Il burnout è stato (finalmente) riconosciuto come malattia: ne parlano i giornali, lanciando allarmi soprattutto per chi lavora nell’ambito della sanità pubblica.

La vera novità è il riconoscimento ufficiale della patologia, e la conseguente pubblicazione di dati e studi sull’argomento. Non è, invece, una notizia inattesa il fatto che alcune professioni siano molto più a rischio di altre.

Non mi stupisce, ma mi spaventa, che le professioni maggiormente a rischio di burnout siano medici, infermieri e insegnanti che lavorano nel pubblico. In pratica, chi lavora nel pubblico e gestisce gli elementi essenziali della nostra vita, salute e scuola (cultura e futuro) è messo in condizioni di estrema ansia e difficoltà.

Credo che ogni commento sia superfluo.

C’è piuttosto da chiedersi cosa si possa fare.

Difficilmente potremo cambiare le condizioni di lavoro in tempi brevi, anche se sarebbe auspicabile una maggiore attenzione al problema e un progetto a lungo termine, ma non possiamo neanche stare fermi ad aspettare che lo stress ci colpisca la punto tale da poter andare in malattia, o confidare di riuscire a schivare il problema.

Il burnout si può prevenire, e questa ovviamente è la soluzione ottimale, ma si può anche fare qualcosa quando lo stress sta aumentando. Poi, quando è patologia, serve il supporto di un esperto: senza timori o falsi pudori.

Da qualche anno raccolgo esperienze e strumenti per la gestione delle esperienze difficili, per migliorare la qualità di vita, per trovare almeno attimi di sereno anche durante le tempeste. Si può fare!